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GLI AFFRESCHI DEL SODOMA A SANT’ANNA DI CAMPRENA ED IL “CRISTO GRAVIDO”.

Cristo gravido

Qualche giorno fa siamo andati nel Monastero di Sant’Anna di Camprena, famosissimo per gli affresche del Sodoma del suo refettorio, oggi convertito in un agriturismo.

Io e Patrizia, in ammirazione davanti a questi splendide pitture e conoscendo tuttavia le “peculiarità” del Sodoma, di fronte al ritratto del Cristo ci siamo soffermati su alcuni particolari che vogliamo condividere con voi e circa i quali non siamo stati in grado di dare una concreta risposta.

Mi riferisco ad un evidente, come dire, “stato di gravidanza” della figura del Cristo, con seno e ventre femminilmente pronunciati. Questo particolare credo ne dia una idea sufficientemente esatta. Non sono riuscito a trovare, in una rapida ricerca su Internet, un fondamento a questa nostra impressione, ma qui di seguito riporto (dal Web) un breve articolo sul Sodoma e la sua attività pittorica. Mi riservo di consultare, una volta tornato a Roma, qualche amico esperto in storia dell’arte e vi comunicherò i risultati delle verifica di questa nostra strana idea. 

 

PAOLO PERRONI – Volontario ospedaliero (in vacanza…)

  

IL SODOMA – Nato a Vercelli nel 1477 dal calzolaio Giacomo Bazzi e Angela da Bergamo, a soli tredici anni iniziò il suo praticantato, nella sua città, presso la bottega del pittore Giovanni Martino Spanzotti. Successivamente, nel 1498, si trasferì dapprima a Milano e quindi a Siena, nel 1501. Siena divenne la sua residenza più o meno stabile, ma fu operativo anche a Roma. La sua presenza nella città capitolina è documentata nel 1508, quando Papa Giulio II gli commissionò le decorazioni del soffitto della Stanza della Segnatura in Vaticano. Nell’affresco La scuola di Atene, (1509-1511), il Sodoma stesso è forse raffigurato vicino a Raffaello. A Villa Farnesina, a Roma, è conservato il suo capolavoro: un affresco con le Nozze di Alessandro e Rossane, dipinto per il banchiere senese Agostino Chigi. L’affresco è ispirato a un’opera greca perduta, un quadro del pittore Aezione (IV secolo a.C.), descritto nel II secolo dallo scrittore greco Luciano di Samosata. La figura artistica del Sodoma costituisce una sorta di ponte tra tardo rinascimento e manierismo; a Siena in particolare la sua importanza fu notevole nell’imprimere le linee generali al successivo manierismo senese.

La particolarità del “personaggio” Sodoma.

Il Sodoma in vita fu un personaggio assai noto alla società, per via del suo stile di vita molto appariscente e singolare, oltre che per la sua omosessualità più o meno apertamente dichiarata, e che gli valse il soprannome. Nonostante all’epoca non fosse affatto facile gestire in modo aperto la propria omosessualità nella società europea, dal quadro generale delle fonti emerge la figura di un uomo sostanzialmente sereno e anche autoironico. Nelle epoche successive, più di un ambiente ha tentato di negare questo stato di cose, formulando per l’origine del soprannome varie teorie, spesso fantasiose.

Ma sono le stesse fonti contemporanee, tra cui spicca Giorgio Vasari, a lasciar intendere la cosa palesemente. Oltre all’orientamento sessuale, si soffermano sul fatto che amasse vestirsi in modo elegante e piuttosto appariscente e frequentare svariate situazioni mondane, nelle quali appunto spesso era accompagnato da uomini. Qui di seguito, citiamo a tal proposito un passo dello stesso Vasari, che peraltro non apprezzava affatto l’autore dal punto di vista artistico, tratto dalla prima edizione delle sue “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori” del 1550:

«Era oltre ciò uomo allegro, licenzioso, e teneva altrui in piacere e spasso, con vivere poco onestamente; nel che fare, però che aveva sempre attorno fanciulli e giovani sbarbati, i quali amava fuor di modo, si acquistò il soprannome di Soddoma, del quale, non che si prendesse noia o sdegno, se ne gloriava, facendo sopra esso stanze e capitoli e cantandogli in sul liuto assai commodamente.»

L’orientamento sessuale del Sodoma emerge abbastanza chiaramente anche dalle sue opere, nelle quali in particolare le figure maschili appaiono dipinte riservando una grande attenzione, quasi compiaciuta, all’anatomia e alla pura estetica; inoltre le opere raffiguranti le situazioni più patetiche o drammatiche, come il San Sebastiano di Firenze o il Cristo alla Colonna di Siena appaiono permeate da un diffuso senso di languore sentimentale. Queste caratteristiche sono state spesso criticate negativamente, anche per pregiudizio moralistico, penalizzando una valutazione più equilibrata dell’artista. Tra i rari studiosi che si sono dedicati a questo pittore è opportuno citare Giovanni Morelli, Gustavo Frizzoni, Dionisotti, Enzo Carli, Bartalini, Patrizia Zambrano, Sergio Rossi ed il Conte Daniele Radini Tedeschi, autore della monografia con catalogo ragionato di tutte le opere del Sodoma.

 

 

  

 

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